Appendice al Capitolo I

Curiosità storiche inerenti il nascente mondo dell'informatica tra gli anni '50 e '60

1) il progetto whirlwind e le sue applicazioni

 

Nel 1946 nasce il progetto Whirlwind. Durante la seconda guerra mondiale, la Marina degli Stati Uniti si rivolge al MIT per realizzare un simulatore di volo destinato all’addestramento degli equipaggi dei bombardieri. Il Whirlwind fu completato solo nel 1951 e i costi di realizzazione furono elevatissimi.

 

La US Navy perse l’interesse per il progetto che però restava ricco di preziose potenzialità. Si decise così di integrare Whirlwind nell’ambito di un nuovo progetto dell’aviazione militare USA: il SAGE (da Semi Automatic Ground Environment); l’idea era quella di far gestire a Whirlwind i dati provenienti da diversi siti radar, attraverso apparecchiature di rete associate per fargli poi produrre un'immagine unificata dello spazio aereo di una vasta area, su un grande schermo di una control room  in modo da poter seguire eventuali intrusioni nemiche nei cieli USA.

 

Whirlwind fece da prototipo fino a che la IBM, ottenuto l'appaltato, sviluppò i computer mainframe AN/FSQ-7, che avevano un'architettura basata proprio su Whirlwind.

 

SAGE ha diretto e controllato la risposta del NORAD contro un possibile attacco aereo sovietico, operando in questo ruolo dalla fine degli anni '50 agli anni '80. 


2) La storia segreta delle donne nella programmazione

Traduzione e sintesi di un articolo di Clive Thompson, pubblicato il 13 febbraio 2019 sul The New York Times Magazine da cui emerge il ruolo strategico del gentil sesso nell'evoluzione della programmazione. Da Ada Lovelace in poi nella fase embrionale dell'informatica le donne hanno dato un contributo a dir poco decisivo a questa scienza innovativa anche se negli ultimi decenni la loro presenza tra i laureati sta diminuendo...

L'articolo da anche un'idea di cosa fosse la programmazione all'inizio degli anni '60. 

 

Mary Allen Wilkes un pilastro della programmazione negli anni '60
Mary Allen Wilkes un pilastro della programmazione negli anni '60

L’articolo si apre con la testimonianza di Mary Allen Wilkes (foto a sinistra) che, dopo la laurea in filosofia al Wellesley College, nel 1959, si fece accompagnare dai suoi genitori al MIT, ove si rivolse all'ufficio di collocamento universitario, chiedendo se ci fosse lavoro per programmatori di computer. Fu assunta subito! 

 

Scrive Thompson che oggi potrebbe sembrare strano che il MIT assumesse un candidato qualunque senza alcuna esperienza nella programmazione di computer, ma all’epoca pochissimi avevano esperienza nella scrittura di codice. 

 

L’informatica non esisteva ancora, c'erano pochissimi corsi universitari e nessuna specializzazione. (Stanford, ad esempio, ha creato un dipartimento di informatica solo nel 1965.) Le istituzioni che avevano bisogno di programmatori usavano solo test attitudinali per valutare la capacità dei candidati di pensare in modo logico. Wilkes diventò rapidamente un mago della programmazione. 

 

Il suo primo lavoro fu sull'IBM 704, che richiedeva di scrivere in "linguaggio assembly". Inserire il programma nell'IBM 704 era una faccenda laboriosa, poiché non c'erano tastiere o schermi; bisognava scrivere un programma su carta e darlo a un dattilografo, che lo traduceva in buchi di una scheda perforata

 

Finita la trascrizione si portavano scatole con centinaia di schede a un operatore, che le inseriva in  pila (non a caso ancora oggi si ricorre a questo termine, N.d.R.) in un lettore. Il computer eseguiva il programma e produceva risultati che erano trascritti su di una stampante. 

Una programmatrice con la pila di migliaia di schede perforate di un programma
Una programmatrice con la pila di migliaia di schede perforate di un programma

 

 

Quando il computer non produceva il risultato desiderato, bisognava  esaminare attentamente tutte le righe di codice, cercando di dedurre l’ errore. Era necessario rileggere mentalmente ogni riga immaginando come la macchina l'avrebbe eseguita, trasformando così la propria mente nel computer. 

 

Trovato l’errore si riscriveva il programma e si provava a farlo girare nuovamente fino al perfetto funzionamento. Si consideri che la capacità della maggior parte dei computer all'epoca era piuttosto limitata; l'IBM 704 poteva gestire solo circa 4.000 "parole" di codice nella sua memoria. 

 

Ecco perché un buon programmatore doveva essere conciso ed elegante. All’epoca si presumeva che fossero le donne a possedere quel tipo di mentalità. Del resto avevano già svolto un ruolo fondamentale nella preistoria dell'informatica: durante la seconda guerra mondiale, erano proprio delle donne a gestire alcune delle prime macchine computazionali utilizzate per decifrare i codici al Bletchley Park in Gran Bretagna. 

 

Negli Stati Uniti, nel 1960, secondo le statistiche del governo, più di un programmatore su quattro era donna. Ai Lincoln Labs del MIT negli anni '60, dove Mary lavorava, la maggior parte di coloro che il governo classificava come "programmatori in carriera" erano donne. Non era ancora un lavoro di alto rango.  

Mary Allen Wilkes nell'atrio d'ingresso di casa sua alle prese con la programmazione del LINC nei primi anni '60
Mary Allen Wilkes nell'atrio d'ingresso di casa sua alle prese con la programmazione del LINC nei primi anni '60

Nel 1961, la Wilkes fu assegnata a un nuovo importante progetto, la creazione del LINC che, essendo uno dei primi personal computer interattivi al mondo, sarebbe stato un dispositivo rivoluzionario in grado di adattarsi a ogni ufficio o laboratorio. 

 

Il LINC essendo munito di tastiera e schermo, poteva essere programmato più rapidamente, senza schede perforate o scomode stampanti. I suoi progettisti avevano bisogno di Wilkes per scrivere il software che avrebbe permesso all’utente di controllare la macchina in tempo reale. 

 

Per due anni e mezzo, lei e il team hanno lavorato duramente sui diagrammi di flusso, riflettendo su come consentire alle persone di comunicare con la macchina. Due anni di lavoro folle fatto di giornate lunghissime mangiando cibo spazzatura, subendo il sessismo con la disparità nel modo in cui uomini e donne venivano pagati e promossi, anche se l’atmosfera dei Lincoln Labs era 

Immagine realizzata da BING Image Creator sul tema: "Un biologo balla felice perchè ha capito come si usa LINC"
Immagine realizzata da BING Image Creator sul tema: "Un biologo balla felice perchè ha capito come si usa LINC"

cordiale e la sensazione era quella, nonostante il trattamento economico, di essere tra pari intellettuali. "Eravamo un gruppo di secchioni", dice seccamente Mary e poi narra l’aneddoto di quando lei  risolse per un cliente biologo, che aveva da poco acquistato la macchina, un diabolico problema di elaborazione dei dati, tanto da farlo ballare felice attorno al computer.

 

Dopo tanta fatica, nel 1963, Mary Wilkes si concesse un viaggio in giro per il mondo per un anno; al suo ritorno le fu chiesto di finire di scrivere il sistema operativo del LINC, ma il laboratorio era stato trasferito a St. Louis e lei non aveva alcun desiderio di trasferirsi lì. Così l’azienda decise di spedire e installare un LINC a casa dei suoi genitori a Baltimora. 

 

Una presenza alquanto incombente (foto sopra), lì nell'atrio, ai piedi delle scale, un  armadietto alto con ronzanti nastri magnetici e, di fronte, un box delle dimensioni di un frigorifero pieno di circuiti: era quello il primo assaggio di un futuro fantascientifico.

 

Wilkes fu una delle prime persone sul pianeta ad avere un personal computer a casa sua. Grazie al lavoro di Mary, rapidamente gli utenti di LINC, in tutto il mondo, hanno utilizzato il suo codice per programmare analisi mediche e persino per creare chat bot in grado d’intervistare i pazienti circa i loro sintomi.

 

Anche se Wilkes si era affermata come programmatrice, desiderava ancora una vita da avvocato, così nel 1972, entrò alla Harvard Law School e, dopo la laurea, trascorse i successivi quarant’anni come avvocato. 

Mary Wilkes oggi (foto a sinistra con la tastiera del LINC tra le mani) è in pensione, vive a Cambridge, nel Massachusetts, ha i capelli bianchi e ancora i modi gentili con quel sorriso pronto e raggiante che si può vedere nelle foto degli anni '60, quando posava accanto al LINC. 

 

Occasionalmente tiene discorsi per studenti di informatica e, quando parla con loro, percepisce tutto il loro stupore nell’apprendere che le donne sono state le prime imponenti innovatrici del settore aziendale statunitense. 

 

Attraverso questi incontri si è resa anche conto che il mondo informatico attuale è, sorprendentemente, meno popolato di donne e, per molti versi, meno accogliente nei loro confronti rispetto a quello dei suoi tempi. 

 

Infatti, secondo i dati del governo federale USA, la percentuale di donne impiegate nelle professioni informatiche e matematiche dopo aver raggiunto il picco del 35% nel 1990 ha subito una flessione tanto che, nel 2013, la presenza femminile è calata al 26 percento, cioè molto al di sotto della quota nel 1960.

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Estratto tradotto e riassunto dall’articolo:

 

  • The Secret History of Women in Coding - Computer programming once had much better gender balance than it does today. What went wrong? 

 

Di Clive Thompson, pubblicato sul The New York Times il 13 febbraio 2019 consultabile gratuitamente, una sola volta, al seguente link

 


3) sputnik 1: inizio dell'era spaziale

Il lancio dello Sputnik I da una base sovietica in Kazakistan. Nell'angolo in basso a sinistra un francobollo commemorativo
Il lancio dello Sputnik I da una base sovietica in Kazakistan. Nell'angolo in basso a sinistra un francobollo commemorativo

Lo Sputnik 1, fu il primo satellite artificiale ad essere stato mandato in orbita intorno alla Terra. Venne lanciato dal cosmodromo di Bajkonur (Foto grande in alto) dall'Unione Sovietica raggiungendo un'orbita ellittica bassa  il 4 ottobre 1957; rimase in orbita per tre settimane prima che le sue batterie si esaurissero, quindi continuò a orbitare per altri due mesi prima di rientrare nell'atmosfera distruggendosi. Era costituito da una sfera levigata in lega di alluminio (93,8% alluminio, 6% magnesio, 0,2% titanio) del peso di 83,6 kg, avente diametro di 58 cm, con quattro antenne radio esterne per trasmettere gli impulsi. 

Modello 3D realizzato con SketchUp da Malkovich il 23/03/2014. File visualizzabile e scaricabile dalla Galleria Immagini 3D di Trimble da questo link 

 

Il radiotelescopio Lovell è il più grande tra quelli dell'osservatorio Jodrell Bank, situato nei pressi di Goostrey, Cheshire, nell'Inghilterra nord-orientale.

Al momento della sua costruzione, nel 1955, era il più grande radiotelescopio ad antenna orientabile del mondo, con ben 76,2 m di diametro.

È stato rinominato Lovell Telescope nel 1987 in onore di Bernard Lovell. Il telescopio divenne operativo nell'estate del 1957, giusto in tempo per il lancio dello Sputnik 1, ed era l'unico al mondo in grado di tracciare, tramite radar, il razzo di richiamo del satellite che localizzò  poco prima della mezzanotte del 12 ottobre 1957

 

Modello 3D realizzato con SketchUp da rubus il 10/09/2017. File visualizzabile e scaricabile dalla Galleria Immagini 3D di Trimble da questo link   


4) COMMUNICATIONS OF the ACM

Communications of the ACM è la rivista mensile della Association for Computing Machinery (ACM). Fu fondata nel 1958 e Saul Rosen fu il suo primo caporedattore. Il magazine è a metà strada tra una rivista scientifica e una di nicchia. ACM pubblica anche una varietà di riviste più teoriche. Il magazine è inviato a tutti i membri ACM.

 

L'attenzione si concentra sulle implicazioni pratiche dei progressi nella tecnologia dell'informazione e sui problemi di gestione ad essa associati. 

 

Il contenuto è soggetto a peer review e gli articoli pubblicati sono spesso riassunti di ricerche che possono essere pubblicati anche altrove. Il materiale pubblicato dev'essere accessibile e rilevante per un vasto pubblico di lettori che abbiano una certa esperienza in tutte le aree dell'informatica e dei sistemi informativi. 

 

Dal 1960 in poi, CACM pubblicò anche algoritmi, espressi inizialmente in ALGOL . La raccolta di algoritmi in seguito divenne nota come Collected Algorithms of the ACM

 

Due copertine storiche di CACM. A sinistra quella dedicata alla memoria di William J. Turanski, a cui fu dedicato anche il Report di cui vediamo uno stralcio. A destra la cover del gennaio 1963 dedicata al Revised Report di ALGOL 60

 


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